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      Nun si pole star allegri con la padrona a quel gastigo.
      Il Re nun sapeva propio come rigirarla; ma poi lo vincé la brama che que' tre fussano alla su' mensa, comandò che la moglie si levasse di drento al muro e la si rivestisse da Regina. Poera donna! 'Gli era secca rifinita, allampanita, che nun si reggeva in sulle gambe, tanto aveva patito per tant'anni!
      Quando tutti furno a tavola che mangiavano allegramente (allo 'nfora delle zie, che tremavano come foglie dalla paura che si scopriss'ugni cosa), la ragazza tirò dalla su' tasca il Canto e il Sòno della Sara Sibilla, e quell'arnese principiò a ballare e sonare in sulla mensa, e cantava a tutto potere:
      - Quest'è la mamma e questi i su' figlioli, e le zie l'hanno tradita.
      Il Re a sentir quel canto viense in sospetto e le zie in quel mentre gli eran casche stramortite lì per le terre; sicché il Re le fece arrestare e mettere 'n prigione, e la su' moglie gli raccontò quel che loro gli avean fatto, e subbito cercano della Menga e sì seppe da lei tutto 'l tradimento. Il Re allora inviperito comandò che s'arrizzassi 'n piazza una catasta di stipa, e sopr'essa volse che ci bruciassin vive tutt'e tre quelle porche lezzone, e gastigate accosì fu finita la miseria.
     
     
     
     
      NOVELLA XXI
     
     
     
      * Manfane, Tanfane e Zufilo
     
     
     
      C'era una volta tre fratelli, e si chiamavano per nome Manfane, Tanfane e Zufilo; ma Zufilo 'gli era piuttosto 'mbecille che no al paragone di quegli altri dua maggiori, che erano dimolto furbi. Tutti questi fratelli facevano, come sarebbe a dire, l'arte di rallevare capi di bestie grosse, vacche, manzi, vitelli, tori, e la mandria la tienevano in combutta, insenza divisioni, ma ugni cosa assieme.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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