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      - Madre, noi nun si pole più andare avanti con questo nostro fratello, che pare impastato di sonno. Dunque pensate voi a quel che si pole fare, perché no' siemo dimolto isdegnati contro di lui.
      La madre, che è tenera pe' su figlioli gli arrispose a questo ragionamento:
      - Cari i mi' figlioli, i' nun lo posso discacciare Angiolino, perché anco lui i' l'ho partorito come voi dua. Proviamo a dargli moglie, ché allora lui si sveglierà.
      I' fratelli l'accordorno, sicché Angiolino pigliò donna; ma arrivo alla mattina quando 'gli era tempo di levarsi e la moglie voleva saltar giù dal letto, lui gli disse:
      - Cosa fai?
      Risponde la Carolina:
      - I' mi vo' levare, perché i tu' fratelli nun abbino a lamentarsi.
      - No, - bocia Angiolino: - infintanto ch'i' resto a letto, te nun t'ha a movere di qui.
      I fratelli stevano aspettando che gli sposi scendessino, ma l'aspettare pur troppo fu assai, che que' dua nun apparirno 'n sala insino all'ora de' tafani.
      Allora poi i fratelli incattiviti a bono dissano alla madre:
      - Per l'addietro lui era solo e ora son dua i poltroni. Sapete un po' quel che gli è? No' ci si vole partire. Ognuno il suo e loro vadiano addove gli pare.
      E feciano [234] diviato accosì, gli dettano la su' parte, e poi Angiolino lo mandorno fora di casa con la su' moglie Carolina.
      Angiolino e la Carolina co' su' fagotti dietro rene si rivolgano in verso la città del Modanese, capitale di tutto il Regno; ma in poco tempo consummorno ugni cosa, e furno obbligati a ritirarsi 'n un piccolo villaggio accosto a un fiumicello che passava per di là.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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