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      - chiese il Re.
      - Lei, Maestà, mi deve mandare a chiamare la prima sentinella, che vienga qui.
      Subbito la sentinella fu chiamata, e volsan sapere che voleva da lei Angiolino.
      Dice:
      - I' voglio che questo ribaldo si pigli la metà del premio che mi tocca; e siccome i' mi contento del premio che ho trascelto, è anco di ragione che la sentinella n'abbia mezzo.
      Tutta l'udienza era maravigliata da questo discorso; ma poi saputo quel che era successo, acclamorno alla richiesta d'Angiolino, e la sentinella fu messa sotto e a suo scorno gli diedano cinquanta belle nerbate, sicché a quelle battiture lei saltava come un capretto.
      Servita la prima sentinella, disse Angiolino:
      - Chiamino pure la seconda guardia. Quest'infame soldato mi voleva mandare arrieto, se nun gli 'mpromettevo il quarto del premio che mi toccava. Gliene sieno date venticinque delle nerbate.
      E accosì fu fatto.
      - Oh! - dice Angiolino: - anco la sentinella della sala d'aspetto dev'esser premiata. Gli tocca l'ottavo secondo la su' prutenzione.
      La sentinella tremava a verga a verga, perché aveva sentuto gli urli de' su' compagni e tutto l'andamento dell'affare; ma nun ci fu rimedio, e pur lei viense pagata con dodici nerbate e una di bon peso.
      - In ugni mo', - disse il Re, quando la nerbatura delle sentinelle fu finita, - ce n'è sempre dodici di resto delle nerbate, e queste sono per te.
      - Sì, gli è giusta, - arrispose Angiolino; - ma prima i' vo' vedere s'i' trovo qualcuno che le comperi.
      Sorte dunque Angiolino dal palazzo e si mette a girare per le strade della città, e finalmente trova una bottega addove si vendeva di questi staffili.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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