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      Ce n'èn' tante di donne, che basta volerne!
      Dice il Re:
      - Ma lei ène la mi' legittima sposa. Come si fa a mandarla via? Magari! s'i' potessi.
      Arrisponde la Regina:
      - Comando di Re. Nun conta nulla forse il comando del Re? E po' i' t'insegno io il modo. Tu ha' de mettere con Collo di Pecora dua delle meglio camberiere e le più belle del Regno, e dargli un canino cucciolo per uno. Termine se 'mesi, e quella che lo fa più bello il su' canino pigliatela per isposa. Nun ti dubitare, Collo di Pecora nun è capace di questo mestieri.
      Il Re dunque fece a mo' di su' madre. Collo di Pecora con du' camberiere giovani quanto lei e aggraziate furno messe in un palazzo co' tre canini e con obbligo di rallevargli, e a chi riusciva più bello, quella 'gli aveva da essere la sposa del Re.
      Le du' camberiere nun facevan altro che dargli da mangiare di boni bocconi a' su' cani, e pettinargli e lavargli tutte i giorni, perché ventassero lisci e puliti con il pelo lustrente, i al termine de' se' mesi quelle du' bestie parevano quasimente du' vitellini.
      Ma Collo di Pecora nun c'era avvezza a rallevare i cani, e nun sapeva come adoperarsi e nun gli fece nulla al suo canino: gli mettiede un sonaglielo al collo e po' piagneva dalla pena e dalla disperazione, sicché quella bestiuccia rimanette piccina piccina, che a mala pena poteva vedersi.
      Vienuti dunque al tempo della prova, la Corte 'gli era raunata in sala, e il Re comandò che portassino i cani che lui voleva sincerarsi del come gli avevano custoditi: ma quando viensano i cani delle camberiere, a quel modo grossi spropositati, nun gli garborno [271] punto.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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