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      Io questa camicia nun la posso cucire, e domani i' l'ho da portare al Re.
      Dice la vecchia:
      - Se te non eri disubbidiente e te nun eri tanto smemoriata da scordarti per insino di dire addio a tu' ma', questi fatti nun ti succedevano. 'Gli è un gastigo troppo giusto. In ugni mo' nun ti dibandono come tu di'. Decco, piglia questa noce e domani porgila al Re, e lui sarà contento e goderà dimolto in nell'aprirla. Addio.
      E la vecchia sparisce.
      La mattina doppo il Re comanda che gli viengano alla sua presenzia le tre donne con le camicie bell'e cucite. Tutta la Corte steva raunata al solito dientro la sala, e quando veddano che lavoro avean fatto le camberiere, si pensorno che di meglio nun era possibile; un ricamo, che i punti ci volevan gli occhiali per [272] iscoprirgli.
      Dice il Re a Collo di Pecora:
      - E voi? Addov'è la camicia?
      Arrisponde lei:
      - Pigli questa noce, la spacchi e forse lei sarà contento di quel che ci trova ne' gusci.
      Al Re gli parse una canzonatura; ma per curiosità la noce la prendette e la stiacciò, e dientro c'era la camicia cucita, sicché soltanto delle mane fatate dovevano aver lavorato a quel modo. Come si fa a dirlo propio come 'gli era quella camicia? Figuratevi le maraviglie d'ognuno! Collo di Pecora, nun c'era da dubitarne, 'gli aveva vinto.
      Dice il Re:
      - Per la prova, guà! Collo di Pecora è la mi' sposa. Ma che ne dite, mamma, ho io a scerre la sposa per via d'una camicia?
      Dice la Regina:
      - Eh! no, sarà più meglio farne un'altra prova, e questa 'gli ha da essere l'ultima, veh!


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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