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      Abbasta che tu dica:
     
      Vacchicina, mia Vacchicina!
      Con la bocca fila fila,
      Con le corna 'nnaspa 'nnaspa,
      Fammi presto la matassa.
     
      Arritorna la sera a casa la Rosina col su' fastello dell'erba e le du' libbre di canapa bell'e filate e annaspate, che pareva un lavoro di fate.
      L'Assunta nun sapeva più che strade scerre, [282] e l'aschero la divorava da nun si credere. Dice:
      - Ma com'è successo che gli è rinusco 'n tutto 'l giorno badare alle vacche, segargli l'erba e po' anco filare la canapa e ammatassarla accosì?
      Arrispose la Rosina:
      - Eh! vedi quel che vol dire esser bone e nun aver astio al prossimo? Si trova ugni sempre chi ci aita. Son le mi' vacchicine che m'hanno aitato.
      A questa nova l'Assunta rimanette e subbito corse dalla su' mamma:
      - Mamma, domani la Rosina tientela a far le faccende di casa, che con le vacche ci vo' io e datemi la canapa da filare.
      Su' madre dunque la contentò, e l'Assunta con una bacchetta 'n mano picchia in sulla coda, picchia in sul groppone le vacche, e quando fu al prato mettiede la canapa nelle corna di quelle; ma siccome le vacche nun se ne devan premuria, l'Assunta con la bacchetta nun faceva che picchiarle a morte, sicché le vacche incattivite cominciorno a rimenar le corna, e la canapa s'arruffò tutta.
      Quando poi l'Assunta riviense a casa la sera insenza fastello d'erba, con le vacche tutte fracasciate e la canapa in un batuffolo, su' madre 'gli era dimolto impermalita e gli domandò quel che mai lei aveva fatto.
      Dice l'Assunta:
      - Queste vaccacce maladette a me nun m'han volsuto dare retta, e i' l'ho ritrovo con le legnate.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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