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      Una simile bellezza nun deve stare serrata accosì in una casuccia di contadini.
      Dice la madre:
      - Ma che vole, Maestà? Lei si mette in un brutto impiccio. Lei ristia che la sposa [284] gli divienga una serpe, se per disgrazia gli sbatte addosso la spera del sole.
      Arrisponde il figliolo del Re:
      - Vo' non ci avete a' pensare a questo caso. Mi pare a me che vo' ci ate astio contro di questa ragazza. Ma i' vi comando di menarmela al palazzo, e vi manderò una carrozza tutta chiusa per mettercela dientro, e accosì a lei il sole nun gli farà male. Quattrini poi, se vi garbano, nun vi mancheranno dicerto per il vostro incomido. Addio a presto e ci siemo intesi.
      Alla matrigna e all'Assunta gli bisognò striderci su', ma nun c'era versi di disubbidire al figliolo del Re, e però feciano di mal garbo e a malincore tutt'i preparativi per la partenza della Rosina.
      Finalmente arriva la carrozza e la Rosina ci rientrò colla su' matrigna per compagnia. La carrozza gli era di queste all'antica, che ora nun se ne veggan più; tutta serrata, con soltanto un occhio 'n vetta, da aprirsi a piacimento per via di dare l'aria a' viaggiatori, e rieto alla carrozza ci steva ritto un Cacciatore, come quegli che usavano una volta a Firenze, con le penne al cappello, tutto pieno di fronzoli e la su' spada ciondoloni da' fianchi.
      La matrigna coll'assinto di fargli del male alla Rosina, per l'aschero che aveva perché lei diventava Regina, disse al Cacciatore:
      - Galantomo, i' vi do' dieci paoli di mancia se vo' aprite l'occhio di vetta alla carrozza quando ci sbatte su il sole.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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