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      Scrama Andreino:
      - Ma in dove sarà questa Regina? Lei dev'esser quella che chiamano la Regina Marmotta, perché dicerto dorme sempre come tutti i su' sudditi.
      Insenza perder più tempo Andreino bucò in nel palazzo, e ripì su per lo scalone d'alabastro 'nsino a una [377] sala tutta stacchi: ci vedde diverse porte e a una c'era al solito ritto un soldato in arme, ma fermo e mutolo incantato.
      Bramoso Andreino di cognoscere le maraviglie di quel logo, cominciò a girarlo per ugni verso, e doppo trascorsi dimolti appartamenti nentrò in un salone, che in mezzo aveva un vaso d'oro, e da questo vaso si partiva un ceppo di vite, che innalzandosi maestosamente su alla vôlta la ricopriva di tralci, folti di pampini, gremi d'uve squisite di più colori e qualità e pendenti lungo quelle venerabili pareti: da un lato del salone, propio 'n vetta, per una gradinata di marmo si saliva a un ripiano, e sul ripiano una selva di colonne d'argento reggevano un baldacchino, e sotto al baldacchino ci steva il trono con tutte le reali 'nsegne ricche di pietre preziose.
      A tutte queste bellezze disse Andreino:
      - Bada che mai leggiadre cose son qui! Eppure nun le gode nissuno. Oh! s'i' potessi godermele io!
      Ma siccome doppo tanto girellìo gli era vienuta a Andreino la fame a dargli noia, pensò di cercare se ci fusse come cavarsela; e difatti gli rinuscì trovare un salottino con una mensa bell'e apparecchiata con ugni sorta di bevande e di pietanze gustose e, di più, c'era sopra un tondino d'argento con quattro mela dientro.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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