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      Lei lo piglia 'n braccio con gran fatica e lo porta 'n sul letto; lo spoglia, gli lava le piaghe e gliel'ugne per bene con [391] quell'unguento de' ladri, e lo ravvoltola in un lenzolo, perché stessi caldo; sicché il giovanotto soccallò gli occhi dapprima e alla fine rinsanichito e svelto si mettiede a guardare d'attorno, e disse alla Caterina:
      - Chi siete voi?
      La Caterina gliela raccontò tutta la su' storia a quel giovanotto, e perché lei si ritrovava assieme a que' ladri 'n mezzo al bosco, e il giovanotto, sentito 'l discorso, disse:
      - E i' sono il figliolo del Re di questi paesi. I ladri, per rubbarmi, m'assaltorno in istrada e credettano d'avermi ammazzato. Ma come farò io a libberarmi dalle su' mane?
      Dice la Caterina:
      - Bisogna aspettare la bon'occasione e aver prudenza, insennonò, se siete scoperto, ci si rimette la vita tutt'addua. Lassatene il pensieri a me.
      Per fortuna i ladri nun s'avveddan di nulla, e il figliolo del Re la Caterina lo tieneva niscosto e lo custodiva, e quand'eran soli passavano 'l tempo chiacchierando, e finirno con innamorarsi cotti, sicché una volta disse il figliolo del Re alla Caterina:
      - Il mi' obbligo, quand'anco nun ci fuss'altro, 'gli è quello di sposarvi, doppo tanto bene che m'avete fatto. Io la vita la devo a voi soltanto. Dunque cerchiamo come si pole scappare al sicuro di qui dientro, e i' vi menerò nel mi' palazzo dalla Regina mi' mamma, perché il babbo non l'ho più. Lui è morto.
      'Gli accadde che i ladri ebbano a star fora per dimolti giorni, e in quel frattempo viense alla casetta il vecchio con la su' cesta del cotone.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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