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      Difatto Giuseppe doppo essersi rinviolito con quelle pietanze fresche portate dalla donna, con grand'impazienza 'gli aspettava la vienuta dell'esofo, e quando l'esofo nentrò e pigliato un catavere 'n sulle stiene s'arrivolse per andarsene, Giuseppe gli si mettiede rieto pian piano, e finalmente, doppo camminato un bel pezzo, vedde 'l chiaro della luna luccichente dientro l'acqua e s'arritrovò a una buca che restava propio sul pelo del mare.
      'Nsenza cancugnarla Giuseppe si butta a noto, gira tutto lo scoglio e viene a proda, e ripito 'l monte, va diviato al pietrone che serrava la sepoltura e, abbeneché con dimolta fatica, gli rinusce di smoverla e scoperchiare la bocca della caverna.
      Subbito, con una fune che s'era intorcigliata d'attorno alla vita, Giuseppe si calò giù, addove la su' amante steva a aspettarlo a braccia distese tra 'l sospetto e' la speranza, e tuttaddua, spogliati e' morti delle pelli che gli ravvolgevano, le pienorno di [402] quattrini, d'oro, d'argento e di pietre preziose; poi Giuseppe risalì per la fune, e a una cosa per volta tirò fora 'l baule, i fagotti e la donna.
      - E ora, addove ci si rimpiatta?
      Disse Giuseppe:
      - Qui nun è caso di rimanere, perché se ci trovano questi salvatichi, per noi 'gli è bell'e finita.
      Arrispose la donna:
      - Per quello ch'i' so, a poche miglia da questo logo c'è il confino, e là oltre ci comanda un altro regnante. Se si pole arrivarci 'nsenza che ci scoprano 'nsino a che dura la notte, no' siemo salvi.
      - Dunque, sbrighiamoci, - scramò Giuseppe, - e nun si perda il tempo inutile.


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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