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      Dice il calzolaio:
      - Sì che accetto: si vadia pure addove te mi meni.
      Menico tappò gli occhi del calzolaio co' una pezzola e per la mana lo menò 'n casa a ricucire Gigiuccio; in ugni mo' il calzolaio nun era strullo, e al tasto lo capì bene che lui metteva i su' punti su d'un catavere squartato. Stiede zitto tavìa, e finito il lavoro gli dettano i dieci scudi pattuviti e Menico lo riaccompagnò, sempre bendato, alla su' bottega: doppo Menico e le donne rinvoltorno Gigiuccio morto in de' lenzoli caldi e sparsano che l'aveva chiappo la gocciola, sicché la Compagnia e il prete, vienuti con la bara, lo portorno via a seppellire 'n chiesa, come costumava in que' tempi, e nimo sospettò nemmanco da lontano siccome stevano propio le cose.
      Soltanto 'l calzolaio in nell'essere al bischetto quasimente tutti e' giorni 'gli accompagnava il tiro dello spago e il picchiottìo del martello con questa canzoncina maliziosa:
     
      Ne vienisse, ne vienisse,
      Quattro punti dieci scudi!
      Larà, larà!
     
      e dimolti lo pigliavano per un po' ammattito, nun intendendo quel che lui voleva dire.
      Ma una mattina comparse alla bottega del calzolaio un signore, vestito di panno fino, con catene d'oro all'orologio e le dita greme di anelli, di brillanti e di perle. Dice:
      - Mastro Crespino, che cantate voi?
      E il calzolaio:
      - 'Gli è una mi' storiella e nun la so che io.
      Dice il signore:
      - Potrebb'anch'essere ch'i' la sapessi al vostro paragone.
      Scrama il calzolaio, che aveva una voglia maladetta di chiacchierare:
      - Che! 'gli è 'mpossibile.
      Dice il signore:


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Sessanta novelle popolari montalesi
di Gherardo Nerucci
Editore Le Monnier Firenze
1880 pagine 665

   





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