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      Possibile! pensai quando giunsi a distogliermene. - Possibile che abbia camminato tanto!
      Infatti era ben certo che il sito dove mi trovava non apparteneva alla solita cerchia delle mie scorrerie: spanna per spanna tutto il territorio che si stendeva per due miglia dietro il castello io l'avrei ravvisato senza tema d'errore. Quel sito invece era un luogo deserto e sabbioso che franava in un canale d'acqua limacciosa e stagnante; da un lato una prateria invasa dai giunchi allargavasi per quanto l'occhio potea correre e dall'altro s'abbassava una campagna mal coltivata nella quale il disordine e l'apparente sterilità contrastavano col rigoglio dei pochi e grandi alberi che rimanevano nei filari scomposti. Io mi guardai intorno e non vidi segno che richiamasse la mia mente a qualche memoria.
      Capperi! è un sito nuovo! dissi fra me, colla contentezza d'un avaro che scopre un tesoro. - Andiamo un po' innanzi a vedere!
      Ma per andar oltre c'era un piccolo guaio, c'era nient'altro che quel gran canale paludoso, e tutto coperto da un bel manto di giunchiglia. La gran prateria coll'ignoto e l'infinito si dilungava di là; al di qua non aveva che quella campagna arida e abbandonata che punto non m'invogliava a visitarla. Che fare in quel frangente? - Era troppo stuzzicato nella curiosità per dar addietro, e troppo spensierato per temere che il canale si profondasse piú che non avrei desiderato. Mi rotolai su le mie brache fino alla piegatura delle coscie, e discesi nel pelago impigliandomi i piedi e le mani nelle ninfee e nelle giunchiglie che lo asserragliavano.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253