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      Egli non s'era mai impacciato a far il sindaco di se stesso; e perciò ascoltava le proprie parole come altrettante novelle molto interessanti.
      - La mi dica la verità; - continuò egli sedendo rimpetto alla giovane che ristette allora dal mandar gli occhi attorno in cerca dei zoccoletti - mi dica la verità, chi le ha insegnato a voler tanto bene alla fontana di Venchieredo?
      Questa domanda angustiò un poco la Doretta e l'imbrogliarsi toccò allora a lei. Ciarlare e scherzare sapeva assai oltre al bisogno; ma render conto di checchessia non poteva che con un grandissimo sforzo d'attenzione e di gravità. Tuttavia, cosa strana! appetto di quella buona pasta di Leopardo non le riuscí di buttarla in ridere e la dovette rispondergli balbettando che la vicinanza della fontana al casale di suo padre l'avea adescata fin da fanciulletta a giocarvi entro; e che allora continuava perché ci prendeva gusto.
      - Benissimo! - riprese Leopardo ch'era troppo modesto per accorgersi dell'impiccio della Doretta come era anco troppo dabbene per essersi prima accorto delle sue beffe - ma non l'avrà paura, m'immagino, di scherzare coll'acqua del ruscello!
      - Paura!? - disse la giovane arrossendo - non saprei il perché!
      - Ecco; perché sdrucciolandovi entro si potrebbe annegare - rispose Leopardo.
      - Oh bella! non ci penso io a questi pericoli! - soggiunse la Doretta.
      - Ed io non penso né a questi né a nessuno - riprese il giovine fisando i suoi grandi e tranquilli occhi turchini in quelli piccioletti e vivissimi della zitella.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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