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      - Quanto volete a lasciar passare qui la Contessina?... Credo che non sospetterete già ch'ella porti qualche contrabbando!
      - Illustrissimo, noi non sospettiamo niente: - rispose lo sgherro - ma se anche potessimo chiuder un occhio e lasciarli passare, quei del castello sono di diverso parere. Essi hanno buttato a terra tutti e due i ponti e la Contessina non potrebbe entrare che camminando sull'acqua come san Pietro.
      - Ohimè! ma dunque il pericolo è proprio grave! - sclamò tramortendo la Clara.
      - Eh nulla! un timor panico! me lo figuro! - rispose Lucilio. E voltosi ancora allo sgherro: - Dov'è il vostro Capo di Cento? - domandò.
      - Lustrissimo è all'osteria che beve del migliore mentre noi facciamo la guardia ai pipistrelli - rispose il malandrino.
      - Va bene: spero che non ci negherete di accompagnarci all'osteria per abboccarci con essolui - soggiunse Lucilio.
      - Ma! non abbiamo ordini in proposito - ripigliò l'altro. - Tuttavia mi pare che si potrebbe, massime se Vostra Signoria volesse pagarne un bicchiere.
      - Animo dunque e vieni con noi! - disse Lucilio.
      Lo sbirro si volse al suo compagno raccomandandogli di stare alla posta e di non addormentarsi: raccomandazioni udite con pochissimo conforto da colui che dovea restarsene a mangiar la nebbia mentre l'altro aveva in prospettiva un boccaletto di Cividino. Tuttavia si rassegnò borbottando; e Lucilio e la Clara preceduti dalla Cernida mossero di bel nuovo verso il paese. Questa volta i due guardiani li lasciarono passare, e in breve furono all'osteria dove strepitava una tal gazzarra che pareva piú un carnovale che una caccia di contrabbandi.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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