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      - bisbigliai con quella voce sommessa sommessa che sembra voglia farsi tanto lunga quanto si fa sottile.
      Egli si fermò e stette in ascolto.
      - Sono il Carlino di Fratta! Sono il Carlino dello spiedo! - io continuai alla stessa maniera.
      Egli trasse di tasca un certo arnese che conobbi poi essere una pistola e mi si avvicinò guardandomi ben fiso in faccia. Siccome ero coperto dall'ombra del frumento, pareva che stentasse a riconoscermi.
      - E sí, sí, diavolo! son proprio io! - gli dissi con qualche impazienza.
      - Zitto, silenzio! - mormorò egli con un filettino di voce. - Qui presso vi ha una guardia e non vorrei che origliasse i nostri discorsi.
      Intendeva quella guardia ch'era rimasta sola dopoché la compagna s'era messa per guida di Lucilio e della Contessina. Ma la solitudine è alle volte una triste consigliera e la guardia, dopo una valorosa difesa durata per piú di mezz'ora, avea finito col rimaner vinta dal sonno. Perciò Lucilio ed io potevamo parlare in piena sicurezza che nessuno ci avrebbe incommodati.
      - Accostamiti all'orecchio, e dimmi se esci dal castello, e cosa c'è di nuovo là dentro - mi bisbigliò egli all'orecchio.
      - C'è di nuovo che hanno una paura da olio santo; - risposi io - che hanno buttato giù i ponti pel timore di essere ammazzati dai buli di Venchieredo, che si è perduta la signora Clara, e che dall'Avemaria ad ora hanno già detto due rosari. Ma adesso hanno mandato fuori me perché fiuti l'aria, e cerchi conto della Contessina, e torni poi a recar loro le novelle.
      - E cosa penseresti di fare, piccino?


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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