Pagina (715/1253)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Questi due ultimi balzarono in piedi alla mia venuta, e la vecchia mi guardò dignitosamente di sopra agli occhiali. Indi il giovane mi presentò secondo il convenevole alla signora madre e a sua sorella Aglaura, ed io entrai quarto nel colloquio. Una conversazione di Greci non ci starebbe senza quattro dita di pipa; a me ne offersero una che andava fuori della stanza, e siccome dopo il mio accasamento a Venezia ci avea studiato sopra anche a quest'arte importantissima del vivere moderno, cosí me la cavai senza sfigurare. Aveva però tutt'altra voglia che di fumo, e la distrazione mi mandò a traverso dei polmoni parecchie boccate.
      - Che vi pare di Venezia? cosa avete fatto di bello quest'oggi? - mi domandò Spiro per intavolar il discorso in qualche maniera.
      - Venezia mi pare un sepolcro dove ci frugano i becchini per ispogliare un cadavere - gli risposi io.
      E per dirgli quello che avea fatto, gli narrai d'un mio amico che era morto, e degli ultimi dolorosi uffici ch'io avea dovuto prestargli.
      - Ne ho udito parlare in Piazza - soggiunse Spiro - e lo dicevano avvelenato per disperazione patriottica.
      - Certo aveva animo da disperarsi cosí altamente - ripresi io senza assentire direttamente.
      - Ma credete voi che siano atti di vero coraggio questi? - mi richiese egli.
      - Non so - soggiunsi io. - Quelli che non si ammazzano dicono che non è coraggio; ma torna loro conto il dirlo; e d'altronde non hanno mai provato. Io per me credo che tanto a vivere fortemente, come a morire per propria volontà faccia d'uopo una bella armatura di coraggio.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





Aglaura Greci Venezia Venezia Spiro Piazza Spiro