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      Mi accostò con qualche turbamento adocchiando a diritta ed a sinistra e disse, un po' confuso, che si avea dato fretta di raggiungermi per dirmi il nome d'altri suoi amici che potevano a Milano giovarmi oltremodo. Io mi stupii d'una tale premura, giacché si usa in tali circostanze munire il viaggiatore di commendatizie: ciononostante lo ringraziai, ed egli si partí cercando del padrone della barca al quale diceva di volermi raccomandare. Con tale pretesto scese nel casotto e lo vidi infatti bisbigliare qualche parola all'orecchio del padrone: questi si affaccendava a rispondergli di no, e gli faceva cenno come di accomodarsi pure e di guardare dove voleva. Spiro andò innanzi fino in fondo al casotto, vide alcuni barcaiuoli che dormivano ravvolti nel loro cappotto, e tornò indietro con un viso che voleva parere indifferente.
      - Capperi! che corriera di lusso ci avete! - sclamò egli spiandola tutta da prora a poppa coi suoi occhi di falco; e ficcò il naso in tutti i bugigattoli con qualche stizza del piloto a cui tardava di dar la volta al timone.
      - Posso partire? - chiese costui al capitano per dar fretta di andarsene a quell'importuno visitatore.
      - Aspettate prima che me ne vada io! - soggiunse Spiro saltando dalla corriera nel caiccio, e salutandomi astrattamente con un gesto. Io capiva che pel solo motivo dettomi egli non avea raggiunto la barca e visitatala con tutta diligenza: ma era troppo sconvolto e addolorato per dilettarmi di castelli in aria, e cosí in breve egli mi uscí di mente, e tornai a guardare Venezia che si allontanava sempre piú in mezzo alla nebbia azzurrognola delle sue lagune.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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