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      - Sono senza pari - aggiunse ella.
      - No, non voleva dir questo, avrei soggiunto invece che meritano un granino di confidenza da parte vostra.
      - È vero, amico mio. Chiedete e risponderò.
      - Se vi pianterete cosí seria e pettoruta come una regina mi morranno le parole in bocca. Via, siate ilare e modesta come la prima sera che vi ho veduta... Cosí, cosí per l'appunto mi piacete!... Ditemi dunque ora come avete tanto domestici tutti questi nomi e cognomi dello Stato Maggiore francese... Mi sembravate poco fa un generale in capo che disponesse le schiere per una battaglia!
      - Altro non volete sapere?
      - Nient'altro: la mia curiosità per ora è tutta qui.
      - Or bene: quei signori erano amicissimi d'Emilio; ecco perché li conosco.
      - Anche il signor Minato.
      - Quello anzi piú degli altri; ma gli è anche il piú galantuomo, vale a dire il meno birbante di tutti questi ladroni.
      - Parlate piano, Aglaura!... Non siete piú quella di questa mane!... Come mai svillaneggiate or quelli stessi che levaste a cielo poche ore fa?...
      - Io?... Io ho levato al cielo la Repubblica, non chi l'ha fabbricata. Anche l'asino talora può andar carico di pietre preziose... Del resto ladri in camera possono essere eroi all'aperto; ma eroi macellai, non...
      - E ditemi un poco, Spiro vi scrive di venirvi a prendere, o che n'andiate a Venezia?
      - Perché questa domanda?... Siete stufo d'avermi?
      - Felice notte, Aglaura: parleremo domani. Oggi siete maldisposta.
      Infatti mi ritrassi nella mia stanzuccia dietro della sua, e mi coricai pensando alla Pisana, alle strettezze che dovevano angustiarla, ai pericoli della sua solitudine.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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