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      Ci narrò allora che la mancanza di lettere da parte di suo padre proveniva da questo ch'egli avea dovuto partire precipitosamente per l'Albania e per la Grecia donde non era tornato peranco.
      - E cosí - soggiunse egli - è cosí, Aglaura, voi non volete seguirmi a Venezia ove rimango solo, senza felicità e senza speranza?
      - No, Spiro, non posso seguirvi - rispose la giovinetta chinando gli occhi sotto gli sguardi infiammati del giovine.
      Spiro mi guardò ancora, che se la sua occhiata non mi divorò fu proprio perché non la poteva: indi si volse ancora alla fanciulla.
      - Che speranza mai vi mena ora pel mondo, Aglaura!... Per carità, ditelo!... finalmente ho diritto di saperlo!... Son vostro fratello!
      Queste ultime parole gli stridevan tanto fra i denti che le intesi appena.
      - Ditemi se avete legami di affetto o di doveri - continuò egli. - Vi giuro che vi aiuterò a santificarli.
      (Qui un nuovo stridore, ma piú tormentoso e diabolico di prima).
      - No, non ho nulla! - rispose con voce semispenta l'Aglaura.
      - E dunque perché non mi segui? - le domandò Spiro, rizzandosi dinanzi a lei come il padrone dinanzi ad una schiava.
      - Temo che voi lo sappiate!... - disse l'Aglaura lasciando cadere una ad una queste parole sull'ira di Spiro già pronta e rinfiammarsi. E infatti ottennero l'effetto di calmarlo ancora.
      Egli volse per la stanza uno sguardo lungo e indagatore; indi partí dicendone che il domani ci avrebbe veduti e che tutto in un modo o nell'altro sarebbe finito. Allora, per quanto io supplicassi l'Aglaura perché mi chiarisse alcune parti del dialogo che non giungeva a comprendere, mi fu impossibile cavarne una sola parola.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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