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      Grazie adunque, e ricordati che aspetto dal tuo gatto la salute di mia cugina.
      Il giorno dopo Alessandro venne a trovarmi nella mia stanza che sonava mezzogiorno: aveva la cera negra e il viso imbronciato.
      - Che fu mai? - gli dissi io correndogli incontro.
      - Arpia maledetta! - sclamò il colonnello. - Te lo saresti immaginato tu, che venisse a picchiare al mio uscio col suo stupido gatto sotto il braccio?...
      - E cosí?
      - E cosí dovetti sorbirmi mezz'oretta di conversazione, che ne ho ancora sconvolte tutte le interiora, e scommetto che son bianco di bile come quando stava nel mulino!... Oh la maniera di dividerla da quel gatto indiavolato, dimmela tu se la sai immaginare!
      - Per esempio, se tu facessi per abbracciarla?
      Il povero Alessandro fece un atto come se gli avessi dato a fiutare una carogna.
      - Temo che sia l'unica - egli rispose - ma se poi il gatto non se ne va, se tarda ad andarsene?...
      - Oh diavolo! ad un capitano par tuo mancano mezzi da tirar in lungo una battaglia?
      Alessandro assunse a queste mie parole una cera grave e dignitosa; non ne scerneva il perché, quando fui come rischiarato da un lampo.
      - Scusa sai - aggiunsi - ho adoperato il vocabolo capitano nella sua significazione etimologica di capo; come si chiamano capitani Giulio Cesare, Annibale, Alessandro, Federico II! Non mi dimentico mai il grado che occupi ora!
      A questa dichiarazione e piú al nome di Federico II la faccia del colonnello si rischiarò.
      - Benone - riprese egli contentissimo, accarezzandosi le guance. - Io farò cosí un qualche vezzo all'arpia.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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