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      ... Quanto falsi erano stati i miei giudizi intorno a quell'animo vacillante forse nei piccoli sentimenti, ma costante e indomabile nella grandezza quanto non lo fu alcun altro giammai!... Il suo fare piú sostenuto all'annunzio del prossimo arrivo dell'Aquilina, que' suoi impeti di tenerezza subitamente frenati e la sua melanconia successiva, il suo volontario allontanamento da me, tutto contribuí a farmi capace della verità di quanto affermava Lucilio. Due anni interi aveva errato col mio giudizio; ma il mio medesimo errore era una prova dell'estrema sua delicatezza, e dell'assidua perseveranza colla quale avea mantenuto i suoi eroici proponimenti.
      - Dottore - risposi con voce tanto commossa che stentava ad articolar parola - disponete di me. Dite parlate insegnatemi un mezzo da salvarla. La vita di me e di tutti i miei, sí, tutto basterà appena a ricomprare tanti sacrifizi! Il meno ch'io le possa offrire è tutta intera la vita che mi rimane!
      - Pensiamoci, Carlo; son qui con voi apposta. E la salute di tutti i miei illustri clienti, credetelo, mi dà minor pensiero che un rammarico, un sospiro, un lamento solo della Pisana. Ella avrebbe il diritto di vivere tutti i suoi giorni pieni felici; e di morire per un eccesso di gioia.
      - Non parlate di morire! per carità non parlatene!
      - E cosa sapete voi che per certe anime eccessive e privilegiate la morte non sia una ricompensa?... Tuttavia ragioniamo come si ragiona per tutti. La sola maniera ch'io vegga di redimerla è collocarla ancora in qualche necessità di pazienza e di sacrifizio.


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Le confessioni d'un Italiano
di Ippolito Nievo
Einaudi
1964 pagine 1253

   





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