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      i corsieri percosse. In un balenogiunser d'Ettore a fronte, che diritto
      lor d'incontro venìa con gran tempesta.
      Trasse la lancia Dïomede, e il colpoerrò; ma su le poppe in mezzo al petto
      colpì l'auriga Enïopèo, figliuolodell'inclito Tebèo. Cade il trafitto
      giù tra le rote colle briglie in pugno:
      s'arretrano i destrieri, e in quello statoperde ogni forza l'infelice, e spira.
      Del morto auriga addolorossi Ettorre,
      e mesto di lasciar quivi il compagnonella polve disteso, un altro audace
      alla guida del carro iva cercando:
      né di rettor gran tempo ebber bisognoi suoi destrieri, ché gli occorse all'uopo
      l'animoso Archepòlemo d'Ifito,
      cui sul carro montar fa senza indugio,
      e gli abbandona nella man le briglie.
      Immensa strage allora e fatti orrendifôran d'arme seguìti, e come agnelli
      stati in Ilio sarìan racchiusi i Teucri,
      se de' Celesti il padre e de' mortalitosto di ciò non s'accorgea. Tonando
      con gran fragore un fulmine roventevibrò nel campo il nume, e il fece in terra
      guizzar di Dïomede innanzi al cocchio:
      e subita n'uscìa d'ardente zolfouna terribil vampa. Spaventati
      costernansi i destrier, scappan di manoa Nestore le briglie; onde al Tidìde
      rivoltosi tremante; Ah piega, ei grida,
      piega indietro i cavalli, o Dïomede,
      fuggiam: nol vedi? contro noi combatteGiove irato, e a costui tutto dar vuole
      di presente l'onor della battaglia.
      Darallo, se gli piace, un'altra voltaa noi pur: ma di Giove oltrapossente
      il supremo voler forza non pate.
      Tutto ben parli, o vecchio, gli risposel'imperturbato eroe; ma il cor mi crucia


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Iliade
di Homerus (Omero)
pagine 483

   





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