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      Dopo l'ultima visita del giorno tolsi i lenzuoli dal paglione, e in fretta ne tagliai due insieme con tre sciugamani; feci i primi in quattro liste ciascuno, e gli sciugamani in due; li congiunsi col nodo detto alla marinaia, e riposi il tutto nel paglione. Nella mia segreta ogni cosa era messa come all'ordinario; il viglietto della spesa sul panchetto a canto a me; e il mantello secondo l'usato cuopriva il paletot sul letto.
      Venuti i secondini alla visita delle nove e mezzo, facevo sembiante di dormire: mi osservarono, e se ne andarono.
      In un attimo discesi, e profittando del rumore che facevano nelle altre segrete, fatti due involti separati che racchiudevano tre camicie, scarpe, berretto, paletot. calzoni e due sottovesti fine, cavai i ferri e recai tutto tra le due sbarre: indi con due chiodi ruppi la grata esterna, e preso l'un capo della corda, che aveva già posto sotto la finestra, legai bene i due involti, e li calai; a due terzi dell'altezza da me misurata si fermarono: misi fuori la testa dalla grata, e mi accorsi che s'erano attaccati alle ferriate dell'archivio della città, al primo piano del castello: col manico della granata poteva rimediare a ciò, e spingere fuori la corda, ma non l'osai per tema di far rumore: d'altra parte l'altezza veduta a occhio nudo m'impose grandemente. Udii bussare la sentinella, e in fretta rientrai lasciando tutto al di fuori: sul far del giorno, appunto quando questa smontava, tirai su gl'involti con molta fatica.
      Tutto questo feci di mezzo ad una rabbia inesprimibile: non ne poteva più dalla sete, tanta era l'arsura che mi tormentava.


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Memorie Politiche
di Felice Orsini
pagine 371