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      Vi sono in alcune regioni parecchi detenuti che non appartengono a nessuna autorità! Non al Prefetto, non al Generale, non al Procuratore Regio: nessuno di costoro ne ha ordinato l'arresto, nessuno di costoro sa che quell'arresto sia stato eseguito. Il fatto ne viene assicurato da tale, a cui abbiamo mille ragioni di aggiustar fede; e noi per onore di questo governo che tanto ci è a cuore denunciamo questo scandalo che oltraggia le fondamenta della Costituzione, perché tutte le autorità civili e militari si informino se sia vero, e lo facciano sparire.
      Quando noi girammo le mura esteriori delle prigioni ci venne all'orecchio una canzone. La poesia figlia di Dio è il primo bisogno sí nella gioia, e sí nel dolore; e noi udendola dal primo all'ultimo verso la ritenemmo a memoria, ed è questa:
     
      Jetti (andò) na petra allu mari perfunnuLu juornu c'allu càrciuru trasivi.
      Càrciaru, (amaru iu!) quantu si' funnu!
      Sipoltura di muorti, iu ci stò vivu.
      Vorra sapiri chi n'è de stu munnu,
      E si l'amici mia su muorti o vivi.
      O aria, chi subbierni (sei sopra) tuttu u munnu!
      Libertà bella, cumu ti perdivi!
     
      - Buona donna che fili, chi sono quei carcerati? - Sono, mi rispose la vecchia, i carcerati della polizia. - Alla parola polizia noi che fummo vittime della polizia borbonica, noi che odiamo ogni cosa, l'iniziale del cui nome fosse p, anche pane, anche il prosciutto, piangemmo, e frememmo. Il Prometeo incatenato di Eschilo quando invoca gli elementi non ha espressione sublime al par di quell'O aria che governi il mondo!


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Persone in Calabria
di Vincenzo Padula
Parenti Editore Firenze
1950 pagine 319

   





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