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      Sparsasi al far del giorno la notizia di quella fuga, accorati ne furono gli amici, lieti i nemici dell’eunuco e tutti sorpresi. Erano un di que’ dì in presenza della regina molti conti, vescovi ed altri magnati (274), fra’ quali i conti di Gravina e di Molise; parlandosi di quella fuga, il conte di Gravina disse: non esser da maravigliare di esser fuggito in Marocco quel servo vilissimo, il quale, invece di soccorrer Mahadia coll’armata che comandava, avea voltate le prore, per dar la città al marocchino; esser bensì da maravigliare che non abbia piuttosto pensato d’introdurre a tradimento i marocchini in città e nel real palazzo, per trarne a man salva i reali tesori, e lo stesso re: ciò avrebbe dovuto accadere, per l’autorità, che scandalosamente s’era data a quello schiavo. Il conte di Molise, che amico e creatura era dell’eunuco rispose: non potere il gaito Pietro dirsi schiavo, per averlo il morto re dichiarato libero nel suo testamento; e la sua libertà essere stata confermata dal presente re e dalla regina reggente, col promuoverlo all’alta dignità; mentire chiunque lo chiamava traditore; esser egli pronto a provare colla spada il contrario. E tanto s’inoltrò nel dire che giunse a chiamar quel conte vile ed indegno di comandare le armi del re. Audace era l’uno, il ferro non crocchiava all’altro; eran per mettere le mani all’elsa, quando interpostisi la regina e quanti erano presenti, li fecero, almeno in apparenza, rappacificare.
      V. - La regina e tutta la fazione del fuggito eunuco cercavano intanto il modo d’allontanare il conte di Gravina, senza renderlo nemico, e il modo fu trovato dal gran protonotajo.


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Somma della storia di Sicilia
di Niccolò Palmeri
Editore Meli Palermo
1856 pagine 1468

   





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