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      A tal novità soprastettero tutti alcun tempo, ma poi, che che fosse per esserne, si rimisero in via. Erano già arrivati in Termini, quando il conte di Molise, conosciuto che costoro venivano con animo reo contro di lui, corse a cercar l’ajuto del gran cancelliere, il quale comechè quel conte non gli fosse andato a pelo, temendo non quell’incendio, trovato in Palermo altro fomite, si dirigesse contro di lui, s’accinse ad estinguerlo. Spedì a quei baroni ordine di sostare; ed invitò il conte di Montescaglioso a recarsi solo in Palermo. Avutolo a sè, si diede a piaggiarlo con parole tutte dolci; lo ammoniva a non dare altrui occasione di ribellare; a non aver fede ne’ baroni di Puglia, i quali, dopo d’averlo imbarcato, lo avrebbero lasciato solo nel ballo; ed avrebbe così perduta senza prò la grazia della regina sua sorella, dalla quale molti favori avea ricevuti ed anche maggiori poteva sperarne. Quel bergolo, deposto a quei detti ogni livore, corse a pacificarsi colla sorella e col conte di Molise, e cominciò ad osservare in tutti i modi il gran cancelliere; con lui andava ogni giorno in corte; ad ogni detto di lui voleva essere il primo ad assentire; con lui solo usava e con tanta familiarità, che seco entrava nel bagno.
      Guadagnato il capo, il gran cancelliere mandò per gli altri baroni rimasti in Termini; accoltili benignamente, chiese loro a che fossero venuti. Coloro, perduto l’appoggio del conte di Montescaglioso, trovato lo stato del governo tutto diverso da quello che pensavano, risposero: esser venuti per ossequiarlo, profferirglisi pronti ad ogni suo ordine, e chiedere al governo alcune grazie, che per lo mezzo di lui, speravano ottenere.


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Somma della storia di Sicilia
di Niccolò Palmeri
Editore Meli Palermo
1856 pagine 1468

   





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