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      Ma il comun pericolo trasse le due parti a dare orecchio a proposizioni di pace, ed ambi si rimisero alla decisione degli ambasciatori venuti dall’Aragona.
      Il conte di Modica poi volentieri accettò la costoro mediazione, sperando averli favorevoli, perchè sapea esser egli tenuto in grande stima da tutti gli Aragonesi; i quali credeano (e credeano il vero) che era stata tutta opera sua il non istaccarsi la Sicilia dall’Aragona, malgrado l’ardente desiderio dei Siciliani. E ben s’appose: dachè coloro, udite le ragioni d’ambe le parti, decisero, che il governo di tutto il regno, comprese le città della camera della regina, sino alla elezione del nuovo re stesse nelle mani del gran giustiziere; e la regina si ritirasse nel castello di Catania con uno assegnamento di ventimila fiorini, purchè non traesse al seguito alcun barone.
      Si trasferì la regina in quel castello: ma i principali baroni siciliani la seguirono; e tanto dissero contro quella determinazione, che la indussero a ricominciare la guerra. Giovanni Ventimiglia, che diceasi suo capitan generale, occupò di forza Cefalù e già nel maggio di quell’anno la guerra era riaccesa per tutto. Stava il conte di Modica con grandi forze in Palermo: accostativisi il grand’ammiraglio ed Antonio Moncada conte di Adernò coll’esercito della regina, intimarongli a sgombrare da Palermo e consegnare le città tutte del regno alla regina e recarsi in Catania per prestarle omaggio. Quel conte non die’ altra risposta che venir fuori colla sua gente e schierarla in battaglia di fronte a’ nemici.


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Somma della storia di Sicilia
di Niccolò Palmeri
Editore Meli Palermo
1856 pagine 1468

   





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