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      Quella vista accrebbe l’agonia degl’infelici Messinesi; dacchè l’armata spagnuola di gran lunga più numerosa della francese difendea l’entrata del porto. Ben sel vedeva il comandante francese; pure la certezza che senza quel soccorso Messina sarebbe caduta, lo determinò ad avventurar la battaglia, malgrado le impari forze, ed a golfo lanciato tirò contro l’armata spagnuola; ma l’ammiraglio di essa Melchiorre de la Cueva non ne aspettò l’incontro e ritirossi in Calabria. Stupirono tutti di tanta viltà. Saputosi ciò in Ispagna, quell’ammiraglio e i comandanti de’ legni furono degradati e puniti da un consiglio di guerra.
      Il marchese di Valevoir e ’l cavalier Vallebelle furono ricevuti in Messina come liberatori. Ma i viveri da loro recati non erano sufficienti per la città, ove allora contavansi da ottantamila abitanti; la fame cominciava a farsi sentire da capo: per che il senato determinossi a trattar segretamente col marchese di Villafranca la resa. N’ebbe lingua il Vallebelle e minacciò di spianar la città, se quel trattato più oltre continuava. Rinfacciò la ingratitudine al re di Francia, promise, che nuovi soccorsi sarebbero presto giunti. Nè le sue promesse furon vane. Ivi a pochi giorni si seppe esser giunto a Lipari il duca di Vivonne con otto vascelli ed altri legni da guerra e da carico, comandati dal tenente generale Duquesne. L’armata spagnuola volle lavar l’ignominia della viltà mostrata nel primo incontro e corse ad attaccare la francese; nè questa rifiutò la battaglia, comechè di gran lunga inferiore.


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Somma della storia di Sicilia
di Niccolò Palmeri
Editore Meli Palermo
1856 pagine 1468

   





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