Pagina (19/79)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
     
     
     
      CAPO SETTIMO.
     
      Stima dell'uomo.
     
      Miriamo nell'umanità coloro che, attestando in sè medesimi la morale grandezza di essa, c'indicano ciò che dobbiamo aspirare di divenire. Non potremmo agguagliarci in fama a loro, ma non è questo che impòrta. Sèmpre possiamo a loro agguagliarci in intèrno prègio, cioè nella coltura dei nobili sentimenti, ogni vòlta che non siamo abòrti od imbecilli, ogni vòlta che la nòstra vita, dotata d'intelligenza, estèndasi alquanto al di là dell'infanzia.
      Quando siamo tentati di disprezzare l'umanità, vedèndo co' nostri òcchi, o leggèndo nella stòria molte sue turpitudini, poniamo mente a quei venerandi mortali che pur nella stòria splèndono. L'iracondo, ma generoso Byron, mi diceva èssere questo l'unico mòdo con cui potesse salvarsi dalla misantropia. - "Il primo grande uòmo che mi ricorre alla mente, dicevami egli, è sèmpre Mosè: Mosè che rialza un pòpolo avvilitissimo; che lo salva dall'obbròbrio dell'idolatria e della schiavitù; che gli detta una legge piena di sapiènza, vincolo mirabile tra la religione de' patriarchi e la religione de' tèmpi inciviliti, ch'è il Vangèlo, Le virtù e le istituzioni di Mosè sono il mèzzo con cui la provvidènza produce in quel pòpolo valènti uòmini di stato, valènti guerrièri, egrègi cittadini, santi zelatori dell'equità, chiamati a profetare la caduta de' supèrbi e degli ipocriti, e la futura civiltà di tutte le nazioni.
      Considerando alcuni grandi uomini e principalmente il mio Mosè, soggiungeva Byron, ripèto sempre con entusiasmo quel sublime vèrso di Dante:


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Dei doveri dell'uomo
di Silvio Pellico
Casa Editrice Italiana Milano
1873 pagine 79

   





Byron Mosè Mosè Vangèlo Mosè Mosè Byron Dante