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      Il sacerdòzio, che spavènta chi l'ha abbracciato per leggerezza e con un cuòre avido di divertimenti, è delizia e decòro ad un uòmo pio e ritirato; la stessa vita monastica, che tanti nel mondo considerano chi intollerabile, chi fino schernevole, è delizia e decòro al religioso filosofo che non si crede inutile alla società, esercitando la sua carità a prò di pòchi altri monaci e di qualche pòvero agricoltore. La tòga, che molti portano quasi enorme peso per le paziènti cure ch'esige, è grata all'uòmo in cui prevale lo zèlo di difèndere con senno i diritti del suo simile. Il nòbile mestière dell'armi ha un incanto infinito per chi arde di coraggio e sènte non èsservi più glorioso atto che l'esporre i suòi giorni per la patria.
      Mirabil còsa! tutti gli stati, dai più sublimi sino a quello dell'umile artigiano, hanno la loro dolcezza ed una vera dignità. Basta voler nutrire quelle virtù che in ciascuno stato son dovute.
      Solo perchè pòchi le nutrono, s'odono tanti maledire la condizione che hanno abbracciata.
      Tu quando avrai prudentemente scelto una carrièra, non imitare quegli etèrni lamentatori. Non lasciarti agitare da vano pentimento, da velleità di mutare. Ogni via della vita ha le sue spine. Dacchè ponesti piede in una, prosegui; retrocèdere è fiacchezza. Il persistere è sèmpre bène, fuorchè nella colpa. E solo chi sa persistere nella sua impresa può sperare di divenire alcun che di segnalato.
     
     
     
      CAPO DECIMOSESTO.
     
      Freno alle inquietudini.
     
      Molti persistono nello stato che scelsero e vi si affezionano, ma smaniano, perchè veggono ch'altro stato rèca a taluno maggiore onori, maggior fortuna; smaniano, perchè sembra loro di non èssere abbastanza stimati e rimunerati; smaniano, perchè hanno tròppi èmuli e perchè non tutti consentono di star loro sotto.


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Dei doveri dell'uomo
di Silvio Pellico
Casa Editrice Italiana Milano
1873 pagine 79