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      Essi accòrdano sempre le supposizioni colla perversità del pròprio cuòre. Infedeli intèrpreti di ciò che vien loro detto, danno un cattivo sènso ai discorsi più semplici, ai fatti più innocènti; sognano mistèro ove non havvene alcuno. Niuna cura è soverchia per mantenere illibata la fama d'una dònna. Questa fama, dopo l'intrinseca sua onestà, è il più bèl pregio di lèi. Chi non è gelosissimo di conservargliela, chi ha la viltà di compiacersi ch'altri suppongano in una dònna qualche debolezza per lui, è assolutamente un indegno che meriterebbe d'èssere espulso da ogni buòna compagnia.
     
     
     
      CAPO VIGESIMOTERZO.
     
      Matrimonio.
     
      Se l'inclinazione del tuo cuòre e le conveniènze ti detèrminano pel matrimònio, mòvi all'altare con pensièri santi, con vero proponimento di rèndere felice colèi che t'affida la cura de' suòi giorni, colèi che abbandona il nome de' suòi padri per prèndere il tuo, colèi che ti preferisce a tutto ciò ch'ebbe fino allora di caro, e che spèrà per te dar vita a nuòve creature intelligènti, chiamate a possedere Iddio.
      Misera pròva dell'incostanza umana! La più parte dei matrimònii si stringono per amore, s'accompagnano di pensièri solènni, si sanciscono con tutta la volontà di benedirli sino alla mòrte e due anni di pòi l'unita coppia si disama, si tollera con pena, si offènde con reciproci rimpròveri, con trascurare mutuamente d'esser gentile.
      Donde ciò? Prima di tutto, dall'èssersi coloro che si maritano troppo mal conosciuti prima delle nòzze. Va cauto nella scelta, assicùrati delle buòne qualità dell'amata, o sèi perduto.


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Dei doveri dell'uomo
di Silvio Pellico
Casa Editrice Italiana Milano
1873 pagine 79

   





Iddio