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      Bella tentazione!
      dissi poi "rendergli disprezzo per disprezzo! fargli odiare vieppiù il Cristianesimo, mostrandogli in me cristiano impazienza ed orgoglio! - No, ciò non va. Cessiamo affatto il carteggio. - E se lo cesso così asciuttamente, non dirà colui del pari, che impazienza ed orgoglio mi vinsero? - Conviene scrivergli ancora una volta, e senza fiele. - Ma se posso scrivere senza fiele, non sarebbe meglio non darmi per inteso delle sue risate e del nome di scherzo ch'egli ha gratificato alla mia lettera? Non sarebbe meglio continuar buonamente la mia apologia del Cristianesimo?"
      Ci pensai un poco, e poi m'attenni a questo partito.
      La sera spedii il mio piego, ed il mattino seguente ricevetti alcune righe di ringraziamento, molto fredde, però senza espressioni mordaci, ma anche senza il minimo cenno d'approvazione né d'invito a proseguire.
      Tal biglietto mi spiacque. Nondimeno fermai di non desistere sino al fine.
      La mia tesi non potea trattarsi in breve, e fu soggetto di cinque o sei altre lunghe lettere, a ciascuna delle quali mi veniva risposto un laconico ringraziamento, accompagnato da qualche declamazione estranea al tema, ora imprecando i suoi nemici, ora ridendo d'averli imprecati, e dicendo esser naturale che i forti opprimano i deboli, e non rincrescergli altro che di non essere forte, ora confidandomi i suoi amori, e l'impero che questi esercitavano sulla sua tormentata immaginativa.
      Nondimeno, all'ultima mia lettera sul Cristianesimo, ei diceva che mi stava apparecchiando una lunga risposta.


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Le mie prigioni
di Silvio Pellico
pagine 201

   





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