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      Foco d'amor che mi rendea infelice;
      Ma compatìa mie pene, ed elevatoVolea il mio spirto, e lo volea felice,
      Ed allor che più insano io le parea,
      S'affannava, e garrivami, e piangea.
     
      Quella donna, onde il bel, nobile visoPolvere è da molt'anni, e l'alma in Dio,
      Non disamai, benchè da lei diviso,
      E onorerolla tutto il viver mio:
      Ma nuovi poscia affetti han me conquiso,
      E quel primiero ardor s'intiepidìo:
      Quel ch'era in me un incendio, è una favillaChe come lampa ad un sepolcro brilla.
     
      Senza obblïar la già cotanto amata,
      Altra ammirai ch'or dipartita è anch'essa;
      E in me virtù credendo io sublimataPer averla a sì bello angiol commessa,
      L'anima mia da orgoglio inebbrïataVana si fea di lungo ben promessa:
      Giorni d'alto dolor mi mosser guerra,
      E a lei pur venni tolto, ed è sotterra!
     
      Sete d'amor, sete di studi, e seteD'innalzar sopra il volgo il nome mio,
      Gran tempo mi rapìan sonno e quiete,
      Nè scerno se ammendato oggi son io:
      Tu che del cor le làtebre secreteSolo ravvisi e mondar puoi, gran Dio,
      Pietà di me che tanto sempre amai,
      E sino a te l'amor non sollevai!
     
      Tante cose sfumarono al mio sguardo,
      E tutto giorno sfumar altre io miro!
      Valga d'esperïenza il raggio tardo,
      In che forzatamente oggi m'aggiro,
      Ad oprar alfin sì, che più gagliardoA tua bellezza s'erga il mio desiro,
      E nulla tanto da' mortali io brami,
      Quanto ch'ognun tuoi pregi scorga ed ami!
     
      La legge tua non è d'irto rigore,
      Sol le idolatre passïoni abborri:
      Lunge che a te dispiaccia amante cuore,
      Ad un cuor fatto gel più non accorri.
      Tu vuoi che a' miei fratelli io con ardore


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Poesie inedite
di Silvio Pellico
Tipografia Chirio e Mina Torino
1837 pagine 291

   





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