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      Splendidissima a noi traccia segnaroQue' glorïosi, onde la sacra polve
      Tutte le glebe involveDi questo suolo, al cielo e a noi sì caro!
     
      Penisola gentile,
      Che sovra il mondo pria la signorileSpada gran tempo trionfando alzasti,
      E sebben misto a lutti inevitati,
      Sui barbari domatiAmpio tesor di civiltà versasti!
     
      Penisola stupenda,
      Non nelle gioie sol, ma in sorte orrenda,
      Poichè per le tue colpe un dì prorottiVenti concordi popoli a vendetta,
      Da te fra lacci strettaFuro a degne arti, e al vero Dio condotti!
     
      Penisola divina,
      Che dell'antico imper dalla rovinaCosì sorgesti, come pronto sorge
      Sopraffatto da pargoli un adulto,
      Che, ad onta dell'insulto,
      Maestra mano ai dissennati porge!
     
      Penisola, ove siedeInconcussa da turbini la fede,
      Sì che per quanto annoveriamo estesiDella redenta umana stirpe i regni,
      Ognor ne' retti ingegniDa te i lumi del ver tornaro accesi!
     
      Sembra per te il SignorePiù che per altre terre arder d'amore!
      Sembra nelle tue dolci aure più vagoEmanar de' suoi cieli il bel sorriso;
      Sembra del Paradiso
      Volerti Iddio sovra quest'orbe imago!
     
      Sugli emuli tranquillaRivolgi pur la tua regal pupilla.
      Or quel popolo or questo andare alteroPuò primeggiando in forza d'auro o ferri:
      Pur non ve n'ha che atterriIl tuo sublime sulle menti impero.
     
      Se altrove è maledettaL'alma che striscia come serpe abbietta,
      L'alma che sorda a' grandi esempli aviti,
      Incurante di senno e di decoro,
      Serva si fa a coloroChe a sedurre e predar vengon suoi liti;
     
      Quanto più reo non foraChi, aperti gli occhi sotto Itala aurora,
      A patria di magnanimi cotanta


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Poesie inedite
di Silvio Pellico
Tipografia Chirio e Mina Torino
1837 pagine 291

   





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