Pagina (264/291)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Mise queste parole: - Aroldo! Aroldo!
      Tu sol Manfredo hai vinto. Io del perdutoSeggio e de' vituperi onde vo sazio,
      Consolarmi potrò; non potrò maiConsolarmi d'aver tua nobil alma
      Col più truce rigore insanguinata.
      Udì il vecchio baron quel forte grido,
      E balzò dalla seggiola esclamando:
      - Figlia! il nemico nostro! il maledettoUccisor di Ioffrido!
      E sul rugosoPallido volto del canuto il foco
      S'accese del furore. A' piedi suoiClara gettasi allora, e gli palesa
      Ciò che d'oprar le ispirò Iddio.
      - No, Iddio
      Questo non t'ispirò! prorompe Aroldo;
      Manfredo è un empio! ei di dominio setePortò infernal su queste invase terre,
      Che al suo nepote, a lui sovrano, tolse!
      Infame della patria e del suo prenceManfredo è traditor. Per sollevarsi
      Sulla sede non sua, trasse alleatiE Provenzali e Càlabri e venduti
      Guelfi di tutta Italia allo sterminioDe' nostri feudi e delle nostre plebi,
      E incenerì Saluzzo!... e il figlio mio,
      Il figlio mio su scellerata croceA' carnefici suoi diede bersaglio!
      Lunga e tremenda di rammarco e d'iraFu l'eloquenza dell'antico. A lui
      Clara abbracciava le ginocchia, e santiDetti porgea con supplice dolcezza:
      - Le iniquità punir sol puote Iddio;
      Noi non possiam sul misero fuggiascoPunirle coll'acciar: solo a punirle
      Una guisa n'è data, ed è il perdono.
      Càlmati, o genitor; pensa che o degnoPer penitenza diverrà Manfredo,
      O, rimanendo iniquo, a lui carboniSaranno inestinguibili sul core,
      Giusta il dir dell'Apostolo, i rimorsiE fra l'alme perverse il danno eterno.
      A Dio il giudicio! a noi l'umil dolore,


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Poesie inedite
di Silvio Pellico
Tipografia Chirio e Mina Torino
1837 pagine 291

   





Manfredo Ioffrido Iddio Iddio Aroldo Provenzali Càlabri Italia Saluzzo Iddio Manfredo Apostolo Dio