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      Quella sala, di forma ovale, non era molto vasta. Il soffitto era mobile ed alternava secondo le ore e le fasi del pranzo, mostrando ora l'empireo gemmato di stelle, ora dei quadri di dii e di dee ignude, le cui voluttą esaltavano il cervello degli spettatori; altre volte cangiavasi in un nuvoleto bianco e rosato che aspergeva i convitati di una rugiada d'essenze odorose. Questa volta il soppalco rappresentava il firmamento: e' si avrebbe creduto di cenare sotto i raggi delle stelle. Delle colonne slanciate di malachite dai capitelli scolpiti e cesellati come un gioiello della regina Cleopatra, sostenevano la vōlta. Queste colonne facevano spiccare lo splendore delle pareti ricoperte di stoffe bianche di seta della Persia, ricamate a fiori e in oro, inquadrate in cornici pure di oro ornate di pietre preziose. Dieci piccoli quadri, squisitamente voluttuosi, pendevano dall'alto dei muri a cordoni di porpora e di oro. Il mosaico del suolo rappresentava la tavola di Giove in mezzo agli Dei. Le due finestre laterali, aperte sopra i giardini, erano mezzo nascoste da platani vigorosi innaffiati con vino. Tra i frammezzi, nel basso, si trovavano delle tavole di legni differenti incrostate d'argento, di bronzo, d'oro, di pietre preziose, qui rubini, lą smeraldi, altrove amatiste o agate, e arricchite da medaglioni maravigliosamente dipinti. Su quelle tavole le schiave posavano i vasi, le ricche dapi - lancula - le vivande.
      Non c'era che un sol letto per due persone. Questo letto era di scaglia indiana, che pareva dell'ambra liquida, trasparente come il vetro e tutta venata d'azzurro.


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Memorie di Giuda
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1883 pagine 551

   





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