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      Tutto questo però limitato alla prima corte, detta dei Gentili, alla quale si scendeva per quattordici gradini. Su quel terreno neutro era permesso comperare e vendere. La corte dei Gentili era separata da quella degli Israeliti da tre file di gradini, ed una balaustrata ad altezza d'uomo, forata da diverse uscite. I mercanti non potevano varcare quella separazione. Accadeva nonpertanto talvolta che, in quei giorni di folla e d'ingombro, i sergenti del Tempio per ordine del gran sacerdote e del capitano lasciassero correre.
      Nulla ostante il Tempio non appartenendo ai sacerdoti ma alla nazione, ogni Ebreo vi aveva diritto di polizia, e poteva far rispettare la legge ed i regolamenti.
      Qualche poveri venditori di tortore, ed alcuni cambisti, spinti dalla folla cui lo spazio non poteva capire, avevano invaso un poco la corte degli Israeliti. Arrivando la mattina nel Tempio, con lo spirito esaltato ed il cuore esacerbato, il Rabbì osservò questi profanatori. Corse a loro e respingendoli bruscamente, li rigettò al di là della balaustrata, gridando:
      - Toglietemi via codesto, e non fate un mercato della casa di mio Padre.
      Quella povera gente, che non sapeva se egli avesse o no l'autorità di agire così, o che, sapendolo, riconosceva il suo torto, si ritirò. Ma dalla parte dei sacerdoti che soli si credevano padroni del sito, la sorpresa fu grande. Accorsero. Forse non sarebbero stati dispiacenti di vedere il popolo resistere e rispondere alla violenza con la collera. L'attitudine rassegnata di quei mercanti li sorprese più dell'atto del Rabbì. Allora il capitano del Tempio si limitò ad objettare tranquillamente:


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Memorie di Giuda
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1883 pagine 551

   





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