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      Il generale Fanti ha dei nemici implacabili - l'esercito dei volontarii - ingrati! e l'ex-esercito dei Borboni - ingiusti! Con ciò, fosse anch'egli un Carnet, ve lo si darà irremissibilmente come un imbecille. Il general Fanti, rientrato in Senato, vi fa la sua siesta, attendendo il ritorno del sorriso della fortuna - la guerra ed il portafogli.
      Per il momento, il suo posto è occupato da Della Rovere-Pascià. Pascià e mezzo se vi piace! Egli non lo sarà mai quanto le circostanze lo esigono. Della Rovere continua l'opera iniziata dal Fanti, senza tamburi nè trombette, e lascia guaire chi guaisce, gridare chi strepita. E' non mi sembra un uomo imbarazzato dalla moltiplicità delle idee: ma ciò che egli sa, ciò che egli vede, è netto e chiaro. Io non ho veduto mai un uomo parlare con più sicurezza, con più convincimento. Sembra che sputi oracoli. Egli non svolge la difficoltà, non colora nulla. Accetta la responsabilità del suo fatto, testa alta, petto scoverto. Non mi pare inoltre entusiasta della libertà; preferisce la disciplina - e della buona specie! Lo si acclama come amministratore abile - ma non audace. Continua, non riforma. Sa, non inventa. Però, come si confonde sovente la parola di amministratore con quella di burocratico, io mi riservo giudicarlo a quando vedremo il nostro esercito in faccia del quadrilatero. Io stimo la scienza del rapporto, cui si qualifica sovente per la scienza amministrativa, meno che un zolfanello bruciato, meno che una mozione dell'onorevole Baldacchini, un frizzo di De-Cesare, o il sapere politico dell'onorevole Ciccone.


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I moribondi di Palazzo Carignano
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Perelli Milano
1862 pagine 170

   





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