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      Alla Camera, ogni qualvolta parla, parla di sè o della Sicilia. È regionista, vale a dire, che carezza l'autonomia dell'isola sua. E ciò si comprende. Parla con lentezza, senza mirare a bagliori, ma al positivo, con una voce cadenzata di una maniera monotona. È stringente negli argomenti, e sempre nella questione. È laborioso e spiccio in mezzo alle panie amministrative. Ha coraggio; ma troppa personalità di odi e di amori siculi - sì che l'usbergo della prudenza sua rompe le maglie. Crispi sarà ministro un dì - certo - e forse in epoca non lontana - nè sarà dei peggiori che afflissero Italia.
      Quest'anno egli ha accentuata meglio la sua persona, la sua posizione, le sue tendenze, il suo carattere - sì che il Crispi inedito comincia a comparire per barlumi. Comparirebbe intero, forse, se, ambizioso con più calma, si scostasse da chi e da che gli sembra un appoggio per farlo più presto arrivare. Ad ogni modo, se egli si allontana con infinita cautela dal partito garibaldino, altri vi si barricano, e sono numerosi e gagliardi. Il capo di questo partito è Mordini - nell'eclissi di Bertani.
      Spirito svelto, figura fina, aria misteriosa, intelligenza vivissima, tenacità di carattere, parola molle ma altiera e chiara, colpo d'occhio giusto, modi che sentono in tutto alcun che del cospiratore, occhio penetrante, intelligente, magnetico, tale è il profilo di Mordini. Egli fu ministro in Toscana nel 1848, prodittatore in Sicilia, ove egli ebbe la debolezza di sviluppare l'appetito, di già sì vorace, dei Siciliani per gl'impieghi e per i posti nel budget.


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I moribondi di Palazzo Carignano
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Perelli Milano
1862 pagine 170

   





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