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      Fanciullo di appena tre anni, una mattina, nel più bel mezzo di lieto banchetto, aveva sentito avventarsela al collo per coprirlo di baci, poscia non l'aveva più veduta, e gli avevano anche inibito parlar di lei. Ma quei baci, quell'aspetto in cui qualche cosa d'inusitato favellava, non gli si era tolto più dalla mente. Anzi, a misura che cresceva negli anni e di quella scena si rammentava, ovvero alcun pietoso gli raccontava dei torti di suo padre e delle sventure della madre sua, quei baci sentiva ancora più affettuosi e disperati penetrargli fino al cuore, di quell'aspetto s'inebriava. In guisa che bastarono appena le prime carezze, le prime parole di Alberada per tutto tornargli alla mente, per vedere incarnata la visione di tante notti, ed i pensieri dell'ore meste in che l'obbligavano di fare la guardia al campo. Si precipitò fra le braccia di quella donna con ebrietà, con delirio, e le carezze ed i baci le restituì non meno ardenti ed affettuosi. Maggiormente poi che, ad onta degli anni e delle sofferenze, il volto di Alberada poco erasi mutato.
      Alberada aveva di quei sembianti infantili i quali lieve e tardi risentono l'ala del tempo.
      Quante cose non si avevano dessi a domandare, quante parole a ripetere, quante storie a raccontarsi, e sfoghi, e compiacenze, e tenerezze, e baci ed altri baci ancora, e non mai saziarsi di quella santa inenarrabile voluttà? Le parole di Roberto e dell'abate furono lo scongiuro che ruppe tutti gl'incanti, ogni delirio agghiacciò - nell'anima di Alberada, perchè si sentiva colpire nell'uomo che, dopo Guiscardo, amò più e che la riamava ardentemente; in quella di Boemondo, perchè il vituperato patteggiare di suo padre l'oltraggiava.


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Il re dei re
Convoglio diretto nell'11. secolo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Daelli Milano
1864 pagine 522

   





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