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      L'imperatore li riconobbe, benchè di mala voglia, e solamente per condiscendere a sua madre Agnese, che con noi lo veniva a supplicare. Allora gli richiedemmo che lasciasse convocare nelle terre dell'impero un sinodo, onde, a nome di vostra beatitudine, deporre i prelati contaminati di simonia e di lussurie. Col monarca erano i vescovi di Strasburgo, di Spira, di Bamberga, di Augusta, di Wurzburg, di Brema e di Costanza - che sono appunto i più grossi baroni di Germania ed i principi più potenti dell'Impero. Alla dimanda, questi cominciarono a mormorare, ed a reclamare ad Enrico; ed egli per cavarsi d'impacci, ordinò a Liemaro di Brema di risponderci. Allora questi schiettamente favella: «Il dritto di convocare concilio nelle dipendenze della Germania appartiene esclusivamente all'arcivescovo di Magonza. I legati pretendono cose contrarie alle constituzioni ed ai canoni, non si debbono dunque ascoltare».
      Noi allora interdicemmo a lui il ministero di vescovo; e quello di Bamberga, convinto già di aver compera l'investitura, sottoponemmo alla pena della deposizione, se non si fosse provato innocente avanti al tribunale di Roma. Pubblicati i decreti del concilio, tutto il clero di Lamagna si leva a rumore, per ogni chiesa nascon tumulti. Noi allora indicammo un sinodo(17) ad Erfurt, dove, essendo convenuti moltissimi, esponemmo gli ordini della santità vostra. Allorchè l'empio vescovo Ottone di Costanza, sorgendo come forsennato, si espresse in queste sentenze:
      «Gregorio VII è un insensato!


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Il re dei re
Convoglio diretto nell'11. secolo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Daelli Milano
1864 pagine 522

   





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