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      Con terrore però ciascuno mirava sul volto dell'altro i segni spaventevoli della fame. Non erano uomini da lagrimare, ma visibile si leggevano scambievolmente sul sembiante la commozione, pensando a qual fine di gran passo tutti procedessero. Nessuno dei due si sovveniva neppure del presidio! Eran vassalli: dunque, carne a dolore, carne a morte. Una mattina infine Oddo tolse dal suo scudo le guigge di cuoio, e dopo averle fatte bollire lungamente, sopra un tagliere di legno andò a presentarle con una divina semplicità a Gregorio. Egli non proferì parola: Gregorio gli fissò sul volto gli occhi lucidi per una lagrima che vi si stese, e dopo averlo un tratto contemplato, si alza da sedere e gli stringe la mano tremante. Tutti e due stettero un pezzo avvinti così, poi Oddo, ritirando la sua ed asciugandosi una lagrima che placida gli solcava lo smunto volto:
      - Mi porti il diavolo! proruppe, se aveva mai pianto in vita mia dal dì che andarono a seppellire quella povera vecchia di mia madre, che il cielo abbia in gloria!
      Gregorio si torna a sedere lentamente, poi mormora:
      - Ella non torna più!
      - Che il diavolo si porti ancor lei, scoppia il ruvido castellano. Già è una femmina; e noi fummo ben due pazzi che le prestammo tanta fiducia. E quel gramo di Gisulfo?
      - Ma! l'avranno scoperto nell'ufficio pietoso di soccorrerci, e l'avran fatto freddo. Iddio abbia pietà dell'anima sua!
      - Amen, risponde il castellano. Sarebbe però meglio se avesse pietà di noi, perchè già.... ma mangiatevi almeno codesti correggiuoli.


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Il re dei re
Convoglio diretto nell'11. secolo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Daelli Milano
1864 pagine 522

   





Oddo Gregorio Gregorio Oddo Gisulfo