Pagina (471/522)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      La voce però era la sua; la carta chiudeva già in grembo; ed il consiglio di mantenersi fermo giungeva opportuno e gradito. Oddo cangia di un tratto il suo ultimatum.
      Non è a dirsi se l'arcivescovo di Ravenna ed i caporioni dell'esercito di Enrico lo stessero ad attendere. Fu ricevuto per ogni attestato d'onore e di riverenza, come a tant'uomo convenivasi, e come coloro, prodi e generosi anch'essi, solevano verso chi la loro stima meritava. Oddo non si perdette in molte parole. Li ringraziò delle accoglienze cortesi e disse come egli non venisse già per cedere il castello, che avea avuto in consegna pel senato e pel popolo romano e che a costoro soli dovea rendere quando a lui, conte Oddo da Nemoli, sarebbe sembrata ora convenevole; ma per patteggiare la dedizione di papa Gregorio. Un lampo di gioia sfolgora nel volto a Guiberto. Di ogni passata ingiuria e di ogni durezza di Ildebrando e' si sentiva di già soddisfare. Risponde quindi che cedeva a tutte le condizioni onorevoli, col suo grado e con le rispettive posizioni conciliabili, e che ne rimetteva la proposta a lui stesso, conte Oddo da Nemoli, come colui che meglio d'ogni altro sapeva quali fossero i debiti di cavaliere e di soldato. Questo tratto di cortesia e di confidenza imbarazza Oddo. Uomo d'onore, egli conosceva fin dove le sue pretensioni potevansi estendere senza aver taccia di impudente o di sciocco. Dimanda perciò, prima di tutto, che, quanto si sarebbe convenuto rimetteva all'approvazione di Gregorio stesso - anche per aver modo di far leggere quel benedetto scritto datogli da Alberada.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Il re dei re
Convoglio diretto nell'11. secolo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Daelli Milano
1864 pagine 522

   





Ravenna Enrico Oddo Nemoli Gregorio Guiberto Ildebrando Oddo Nemoli Oddo Gregorio Alberada