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      Sull'aspetto di colui che passeggiava nel giardino si delineavano passioni pił umane. Vi si vedeva il riflesso di un fuoco interiore che faceva bollire il cuore prima d'infiammare il cervello. Le rughe irregolari che screpolavano la sua vasta fronte si armonizzavano con quel sembiante abbaruffato, con quelle labbra carnute, ma smorte, con dei denti acuti e giallastri, con un mento sporto in su e un naso fieramente aquilino dalle narici ovali, aperte, irritate, con delle sopracciglia aggrottate, lucenti e nere, tendenti a ravvicinarsi. Queste altere sopracciglia non temperavano punto il bagliore di due pupille piccole e nere, d'altrettanto pił petulanti che erano fisse - direi quasi rapprese - sopra due globi, il cui bianco aveva del giallo di avorio con delle piccole serie rosse ed azzurre. Il tuono affoscato dell'orbita augumentava la profonditą di quello sguardo di acciaio, immobile e ghiacciato come quello del tigre, una profonditą iscandagliabile. L'insieme di questa testa esprimeva la violenza animale contenuta dalla volontą, degli appetiti feroci repressi dalla dignitą del pensiero, l'ambizione accasciata sotto il mantello di piombo della rassegnazione - un essere abortito infine a causa degli ostacoli sociali che lo avevano retrospinto in lui stesso.
      Non occorreva di vedere i residui del suo abbigliamento per indovinare che Don Diego Spani era prete.
      Questo fatale carattere lo aveva afferrato nella sua morsa inesorabile e l'aveva contraffatto o fatto a suo modo.
      Ciascuno dei suoi lineamenti portava le tracce di una violenza interna.


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Il re prega
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1874 pagine 387

   





Don Diego Spani