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      Egli aveva dovuto ripiegare la larga stoffa che la natura gli aveva donata; egli aveva dovuto fare un gatto del leone. Don Diego era una mina carica a cui si era soppressa la miccia. La natura lo aveva dotato di un'attività potente, dell'ossatura fisica degli uomini di azione; il bisogno ne aveva abborracciato un prete di provincia. La sua mente poteva comprendere ed abbracciar tutto, adattarsi a tutto - perocchè essa sapeva trovar delle ragioni invincibili per giustificar tutti gli atti, anche il delitto. La sua coscienza era abituata a bazzicare le alte regioni del pensiero. In queste regioni, si sopprime Dio, - l'aria dell'anima, - come l'aria respirabile è soppressa nelle alti regioni del cielo. In queste regioni, le azioni umane hanno tutte lo stesso colore, quantunque d'intensità differente; il bene ed il male vi sono assorbiti dalla dottrina della necessità organica, dell'iniziativa umana, dell'identità universale. Questa coscienza non gli parlava più, non gli dettava alcuna regola. Don Diego obbediva unicamente alla legge sociale, - e questa legge non aveva per lui che un significato: parere!
      Questa natura eminentemente attiva ed eminentemente assorbente si dibatteva nel vuoto. A quarant'anni egli era ancor puro. Egli non aveva baciato ancora neppure la fronte di sua sorella, - cherubino di diciassett'anni.... che brancolava nelle aiuole del giardino e coglieva l'insalata! Panteista, don Diego conservava tutto il decoro del prete cattolico, dal costume irreprovevole, dalle dottrine ortodosse.


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Il re prega
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1874 pagine 387

   





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