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      Tutto ciò era reale per la giovinetta; tutto ciò viveva, formava la sua società quotidiana, non aveva nulla di pedante per ciò appunto che le era ingenuo e poco o nulla in ordine. Queste grandi cose servivano di pupattola a questa figlia del povero! Bambina aveva per conseguenza quel marchio serio delle figure di donna in marmo, cui gli architetti dei mezzi tempi schieravano sul frontone delle cattedrali, ed ella covava all'interno una scintilla potente.
      Quando Don Diego le ebbe raccontato la sua conversazione col vescovo, la prima impressione di Bambina fu di prorompere in pianto. Ella si sentì tutto ad un tratto presa alla gola dalla più spaventevole miseria. Don Diego la calmò. Poi egli cominciò a riflettere parlando alto secondo il suo costume, a discutere con sè stesso cosa gli restasse a fare. Egli vide, del primo colpo d'occhio, che bisognava uscire di quella vita materiale, indirizzita, nella quale aveva vegetato fino allora, e che bisognava trasportare nella realtà la lotta cui aveva sostenuta nel suo spirito. Non era più con le idee, con le passioni, con l'ambizione che doveva battersi d'oggi innanzi, ma altresì con gli uomini, e disputar loro il boccone di pane della sua tavola.
      Ora, in provincia non si lotta.
      Su questo piccolo scacchiere, tutti i posti son presi, ciascuno occupa il suo vano e vi si tiene, vi si bastiona, vi si radica, vi si fossilizza: my house is my castle! La morte sola vi fa la breccia.
      Don Diego adottò quindi immediatamente la risoluzione energica di trasferirsi a Napoli.


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Il re prega
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1874 pagine 387

   





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