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      - Sì, signore. Ma...
      - Giù ai ma! cos'è codesto ma?
      - Infine, signore, a chi ho l'onore di parlare?
      - Sono io che ti parlo, replicò il poliziotto. Io sono l'ispettore di polizia del quartiere.
      Don Diego salutò il destino.
      - E vengo ad ordinarti, continuò l'ispettore, di presentarti dal commissario signor Campobasso.
      - Non mancherò, signore.
      - Eh! vorrei ben vedere che tu mancassi. Hai tu ben compreso?
      - A mezzodì, signore, replicò Don Diego con molta dignità.
      - Quanto paghi tu qui?
      - Non caro, signore.
      - Lo credo bene. Chi diavolo ha scoperto questo canile?
      - Ciascuno si alloggia come può.
      - Tu parli come un almanacco. E quel piccolo gioiello lì è tua figlia?
      - È mia sorella, signore, rispose Don Diego, facendo segno a Bambina di ritirarsi.
      Bambina salutò ed uscì. L'ispettore la seguì degli occhi, poi si alzò.
      - E dire che ciò viene di Calabria! sclamò desso. A mezzodì dunque.
      Poi dando un ultimo colpo d'occhio alla casa ed all'uomo, partì come era entrato, senza cavare il cappello, senza salutare. Alla porta però si fermò, mise la mano in tasca, ne cavò fuori una piastra e disse a Don Diego che l'aveva pulitamente accompagnato.
      - Potete voi darmi della piccola moneta di questo, per pagare il cocchiere?
      Don Diego tirò innocentemente di tasca un pugno di piccola moneta in argento e rame, e la presentò all'ispettore onde prendesse il valore della sua piastra. Il poliziotto intascò la moneta di Don Diego e la sua, non disse neppur grazia, chiuse la porta con fracasso e discese le scale borbottando.


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Il re prega
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1874 pagine 387

   





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