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      - Signora! disse Campobasso lasciandola in piedi dinanzi al suo tavolo, voi avete cacciato di casa vostra una giovane serva a cui noi portiamo interesse. Andrete a riprenderla.
      - Ma, signor commissario, ella mi rubava.
      - Voi non la pagavate abbastanza.
      - Ma, signore, ella restava fuori tutto il giorno, Dio sa dove, mi mancava di rispetto, non faceva il suo dovere, mi dava degli ordini....
      - E voi, non avete i vostri difetti, voi!
      - I miei pensionari se ne lamentavano.
      - Ah! Ebbene, essi avevano torto, e voi avete torto. Scegliete. Domani, o la serva rientra in casa vostra, e voi la compenserete di averla licenziata, o darete congedo ai vostri locatari e non affitterete più camere.
      - Ma, l'è la mia sola risorsa per vivere, signor commissario.
      - È dunque indispensabile che voi viviate? Ho detto. Uscite.
      La signora salutò e si ritirò a ritroso.
      Gli occhi del commissario si illuminavano.
      L'ispettore rientrò. Campobasso fece un segno della testa, e due minuti dopo comparvero due bei giovanotti di una ventina d'anni. Restarono, cappello in mano, nel mezzo della stanza.
      - Avvicinatevi, gridò Campobasso, alzandosi.
      I due studenti avanzavano. Campobasso ne prese uno per le orecchie, e gli applicò, senza dir verbo, parecchi schiaffi sul viso. Poscia prese l'altro della medesima maniera e gli regalò la stessa correzione.
      - Briganti! gridò egli in seguito, perchè non siete voi andati alla congregazione domenica scorsa?
      - Mio fratello era ammalato, rispose il più giovane degli studenti, ed io restai a casa per accudirlo.


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Il re prega
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1874 pagine 387

   





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