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      - Bella, bella, divinamente bella!... E tutti quei tesori sono miei, non è vero, Bambina? a me, a me solo, a me il primo? Il tuo cuore mi ha dunque compreso? esso ti ha dunque parlato? tu non ami più quel meschinello di barone che ti squadrava dall'alto del suo empireo del quarto piano? Domani sera.... no, io verrò alle undici, se posso. Passeranno desse queste ore di agonia? Come sei bella! diletta figliuola; oh! come io ti amo, ti amo, ti amo a morirne. Non lo senti tu che io ti amo? Ma tutti, tutti hanno ciò letto sulla mia fronte, negli occhi miei: è una corona di fiamme.
      - Ditemi che non correte alcun periglio; ho bisogno di averne la certezza. Sarei dunque io che vi ucciderei, se coloro vi assassinassero, sarei io? sarebbe a causa di me.... di'?
      - Non pensare più a ciò, fanciulla diletta. Io l'ho obliato. Ove tu sei. Dio è, ed io non veggo neppure la mano della morte. Che m'importa di essi oggimai? Che mi pugnalino, che mi avvelenino, che mi strangolino.... cosa è codesto? che mi fa ciò, se io ti ho sentito nelle mie braccia come ti sento ora, se io ho baciato i tuoi occhi, le tue guance, le tue labbra? Morirei mio Dio! ma e' sarà la gioia che mi ucciderà, non coloro.
      - Ma insomma, insistè Bambina, preoccupata, non accorgendosi neppure che il suo amante la divorava di baci, - ma insomma, senza me, senza questo amore, voi non correreste alcun rischio? Me sparita, vi lasceranno essi vivere?
      - Diletta, diletta figliuola, non pensare più a codesto. Non te l'ho io detto? Essi sono impotenti a colpirmi al cuore se io ti avrò avuta un sol giorno, uno solo, che io avrei passato tenendoti sul mio petto.


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Il re prega
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1874 pagine 387

   





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