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      Egli non poteva decidersi ad abbandonare quello spazio ove fluivano le fibre dell'anima dell'amata creatura. Egli arrossiva di accoppiare nel suo cuore la memoria di quel cherubino di purezza con l'amore per Concettella. Ne aveva rimorso, e si trovava infame. Laonde e' voleva impregnarsi e saturarsi quel più che poteva di quest'aria ove l'anima di sua sorella aleggiava forse ancora, raccogliersi nella meditazione e nel silenzio, abbeverarsi di lagrime e vegliare quest'ultima notte nella solitudine e nella preghiera. Dio mio! sì, la preghiera. Il dolore è un rimpicciolimento dello spirito: il matematico diviene superstizioso, il chimico spiritualista, il poeta si fa cappuccino o cade nell'idiotismo!
      Le nove della sera suonavano alla chiesa dei Mannesi.
      Concettella si disponeva ad andare a letto. Don Diego passeggiava nel salotto a passi lenti, evocando nel suo spirito le mille ricordanze degli anni passati a Lauria con sua sorella, - quegli anni di pace, di studio, di miseria e di rassegnazione, quando il campanello gemette sotto due colpi netti e decisi.
      - Cosa è ciò! si domandarono al tempo stesso Don Diego e Concettella. A quest'ora. A quest'ora!
      Concettella entrò nel salotto e dimandò al suo padrone:
      - Bisogna aprire?
      Don Diego riflettè un istante, poi rispose:
      - Dimanda da prima attraverso la porta. Concettella obbedì.
      - Siamo due gendarmi e portiamo un dispaccio premuroso del ministro della polizia, - risposero di fuori.
      Don Diego che aveva seguito la sua ganza, udendo la risposta, le fece segno di aprire e si ritirò nel salone.


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Il re prega
Romanzo
di Ferdinando Petruccelli della Gattina
Editore Treves Milano
1874 pagine 387

   





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